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Finalmente, dopo tanta attesa… ecco che cosa ne penso di “Eclipse”, il terzo seguito dell’indiscusso capolavoro della letteratura contemporanea mondiale, cioè “Twilight” di Stephenie Meyer.

Come avevo già premesso in alcuni commenti, in realtà non è che abbia poi molto da dire, ma ormai ho promesso di recensire la saga, quindi non mi posso tirare indietro!

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Trama

Come al solito, la trama è inesistente, ma questo “libro”, a differenza dei due precedenti, non contiene nemmeno le chicche di ilarità che mi erano piaciute tanto! Ci sono ovviamente dei picchi di ridicolo non voluto che toccano le stelle, ma questa volta si tratta prevalentemente di un ridicolo irritante e non divertente. Fondamentalmente, la trama dovrebbe essere la seguente: la coppietta felice, composta da Edward lo stalker e Bella la petulante, ha qualche problemino. Edward si permette praticamente di proibire alla fidanzata di vedere Jacob, il suo migliore amico. Inoltre, Bella vorrebbe portare la loro relazione ad un nuovo livello prima del matrimonio… ma Edward è uno all’antica e non vuole. Come ciliegina sulla torta, Bella continua a rompere le scatole in continuazione perché nonostante il “patto del matrimonio” vuole farsi trasformare, anche se in realtà il suo cruccio maggiore in questo libro è andare a letto con il vampiro il prima possibile, la trasformazione è una mera scusa per aggirare l’ostacolo. Edward non vuole infatti avere rapporti intimi con Bella perché è preoccupato, tanto per cambiare, per la sua incolumità, ha paura di farle del male a causa della propria straordinaria forza ed “esuberanza”. Come contorno, per fingere di dare un po’ di azione abbiamo la comparsa di alcuni vampiri creati da Victoria per togliere di mezzo Bella e vendicarsi dell’uccisione del suo compagno nel primo libro. Verso la fine c’è anche una breve e insignificante comparsa dei Volturi, giusto per fare vedere che esistono ancora.

Problemi vari

Come si era già visto nei due libri precedenti, l’azione, se così si possono chiamare quelle scene di combattimento confuso, si concentra verso la fine. Ciò significa che per le centinaia di pagine precedenti non succede NIENTE di NIENTE, ma proprio il nulla più assoluto. Fin dall’inizio il lettore è costretto a barcamenarsi fra i pensieri di Bella, che per essere sinceri sono NOIOSI… e tanto, perché sono sempre gli stessi ed espressi sempre nello stesso modo. Come ho già accennato sopra, i pensieri di Bella sono 3:

  1. Andare a trovare Jacob, perché lui può darle quello che Edward per il momento non ha intenzione di fornirle…

  2. Essere trasformata in vampiro;

  3. Lamentarsi del matrimonio e di tutto ciò che la circonda.

Questi 3, sono però tutti rinconducibili all’unico vero chiodo fisso di Bella, che come ho scritto prima è: andare a letto con Edward. Nulla di male, per carità, anzi… è un suo diritto, ma non mi pare il caso di farne il punto focale della storia!

Oltre alle solite melensaggini e le lagne sulla sicurezza di Bella, assistiamo al riassunto dei libri precedenti attraverso continui e inutili richiami. Vi pare che una persona sana di mente inizi a leggere una saga dal terzo libro? Che senso ha continuare a ripetere quello che è già successo? Già gli eventi rilevanti scarseggiano, se vengono anche riportati di continuo, capirete che anche la persona più paziente (come si sarà capito io non rientro nella suddetta categoria…) dopo un po’ si potrebbe stancare. La risposta è però semplice… il riassunto è necessario per occupare pagine e pagine senza una motivazione fondata, altrimenti il “libro” sarebbe troppo corto.

Quello che lascia “Eclipse” è TANTA, TANTISSIMA, PALLOSISSIMA… NOIA. Se i libri precedenti potevano avere qualche lato buono, qui si brancola proprio nel buio. Si tratta di un libro inconsistente sotto ogni punto di vista, ogni spunto vagamente intelligente cade inesorabilmente nella banalità o nel baratro del ridicolo involontario. Mostrare la gelosia di Edward nei confronti di Jake è naturalmente legittimo, ad un certo punto persino doveroso… ma sinceramente, il pezzo del sacco a pelo è veramente ributtante, ridicolo fino alla nausea. Per chi non l’avesse letto, succede questo: i nostri “eroi” sono accampati nel mezzo di una tormenta, come di consueto Bella è di peso e questa volta trema anche dal freddo; Edward non la può scaldare, allora Jacob funge da bottiglia dell’acqua calda e sotto gli occhi del vampiro e con il suo benestare si infila nel sacco a pelo per scaldare la rompiscatole. Ne segue un dialogo pietoso e permeato di falso buonismo fra i due contendenti. Credo che questo sia davvero il pezzo meno dignitoso dei tre libri che ho letto finora. Questa parte mi ha lasciato proprio disgustata, Stephenie ha la capacità di banalizzare qualunque cosa. L’unico stralcio di “Eclipse” che mi è parso abbastanza carino è quello che riguarda il passato di Jasper. Non è male nemmeno il racconto del papà di Jacob a proposito dei loro antenati, ma era troppo lungo. La storia di Jasper è interessante, però “incollata” così in mezzo a tante scemenze perde rilievo e si confonde ben presto con tutto il resto.

La scrittura elementare è sempre la stessa degli episodi precedenti e si sposa alla perfezione con il piattume descritto.

Conclusione

Un “libro” proprio da dimenticare, che non aggiunge nulla di indispensabile a ciò che già sapevamo, anzi, mette ancora di più in risalto la monotonia della saga di Stephenie Meyer.

Voto: 1/5

“I primi altari” di Marco Tarquinio Velio

Prima di iniziare la recensione, vorrei spendere qualche parola per ringraziare l’autore per la grande fiducia riposta nel mio giudizio. Questa recensione non arriva infatti “a caso”, né per criticare un fenomeno di massa, né per divertirmi facendo del sarcasmo sull’ultimo best seller del momento. Sono stata contattata dall’autore perché avrebbe gradito una mia recensione, non mi aspettavo una cosa simile e ammetto che mi ha fatto molto piacere.

Approfitto di questo breve momento introduttivo anche per scusarmi della lunga attesa: negli ultimi mesi il conseguimento della laurea mi ha completamente assorbita!

Inoltre, vorrei fugare ogni dubbio prima di cominciare: non sono stata retribuita per nessuna delle recensioni qui pubblicate e questa non costituisce un’eccezione.

Trama e personaggi

“I primi altari” è un libro alquanto singolare, nel senso che a parte la prefazione, inizia come un romanzo, ma poi prende quasi un taglio saggistico. La trama è poca, si tratta più che altro di un tentativo di spiegazione e giustificazione dell’evoluzione della razza umana.

Ritengo che la prefazione sia importante e che vada letta, soprattutto se non si ha una conoscenza anche minima della cultura latina e della storia romana. In questa prefazione vengono posti alcuni quesiti riguardanti l’antichità e in parte vengono anche suggerite alcune ipotetiche risposte. Questa lettura è interessante perché gli spunti forniti vengono in seguito ampliati e spiegati in maniera coerente con il resto dell’ambientazione e rimanendo in linea con le altre teorie presentate.

La vita campestre di Claudio fa da cornice alla vera “storia” ed è solo un pretesto per introdurre Tagete, l’alieno sapiente ed evoluto, praticamente onnipotente, che farà in modo di chiarire a Claudio e di conseguenza al lettore, le vere origini della civiltà. Claudio e Tagete si incontrano e l’alieno decide che Claudio è degno di poter essere messo al corrente della verità, così, attraverso un lunghissimo sogno che si protrae praticamente per tutto il libro, l’umano scopre cosa realmente accadde nel passato.

Tagete mostra a Claudio come in un film, in che modo il suo popolo si fosse preparato allo sbarco sulla Terra, di come fossero stati selezionati, di come il loro DNA fosse stato modificato, ecc. Ogni punto viene toccato e spiegato minuziosamente e, secondo me, in maniera credibile. Io non sono una scienziata, i miei studi sono tutti concentrati in campo umanistico e linguistico, odio profondamente la matematica… dunque il mio parere è poco attendibile per stabilire la plausibilità delle spiegazioni scientifiche descritte, ma per quanto possa contare, a me è parso tutto coerente. Le trovate per giustificare i progressi della tecnologia e l’uso della forza della mente sembrano sensate. Non sono, per il momento, una lettrice di fantascienza, dunque non posso valutare l’originalità di queste spiegazioni, posso solo affermare di averle apprezzate.

I personaggi sono sostanzialmente Claudio, Tagete e gli eventi stessi. Claudio e Tagete sono appena delineati, c’è qualche momento di introspezione, ma nulla di particolarmente rilevante; i personaggi agiscono in funzione del proprio ruolo e non mi sono sembrati abbastanza vivi da poter essere considerati a “tutto tondo”. Tuttavia, non sono neanche del tutto piatti, credo quindi che si possano situare in una via di mezzo.

Un grande difetto di questo libro è il modo in cui è stata gestita la parte del sogno, cioè l’argomento portante di tutto il testo. Nonostante sia divisa in capitoli, rimane pesante e a tratti noiosa. Spiegare con chiarezza ogni cosa è certamente fondamentale, ma inserire qualche interruzione in cui si ritorna alla vita di Claudio sarebbe, secondo me, un buon modo per mantenere viva l’attenzione. Dopo aver letto dieci pagine di fila che illustrano la struttura della flotta di Tagete, sarebbe meglio poter spostare l’attenzione su qualcosa d’altro, prima di tuffarsi in altre pagine dense di parti esplicative. Conoscere il funzionamento della nuova tecnologia e apprendere il diverso stile di vita è sicuramente molto interessante, ma tutto andrebbe dosato meglio.

Stile e questioni di scrittura

“I primi altari” non è scritto male, rientra nella norma, non ci sono pezzi che lasciano senza fiato, ma nemmeno strafalcioni, né periodi ingarbugliati, è anzi scorrevole. C’è qualche ripetizione inutile, ma si può ben sopportare. Ottima è invece l’idea del glossario finale.

La punteggiatura, però, non è sempre adatta. Soprattutto, ho notato un uso spropositato dei puntini di sospensione… anche quando una semplice virgola… sarebbe stata sufficientemente appropriata. Un’altra cosa, a mio parere, ingiustificata è l’abuso delle Maiuscole, sono ovunque e a lungo andare creano l’effetto opposto a quello desiderato, perché sono così tante che perdono importanza.

Durante la lettura, ho anche purtroppo incontrato diversi refusi, spazi mancanti, lettere minuscole dopo il punto (es. pag. 19 quanto dimenticati. e, mentre o pag.41 sino la centro dell’aia e si arrestò), nulla che un editing più accurato non possa risolvere.

In conclusione, si tratta di un libro con del potenziale, ma che va ancora rivisto e sistemato. Così come è adesso rimane una lettura piacevole, ma che non rimane impressa; con i dovuti aggiustamenti e un ampliamento che permetta ai personaggi di emergere dalle pagine potrebbero esserci gradevoli sorprese.

Voto 3/5


City of bones – Mortal Instruments book 1 – di Cassandra Clare

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Ho scoperto questo libro per caso, non mi ricordo nemmeno più come; ho letto la trama e i commenti su qualche sito americano e mi ha subito incuriosita, ma ancora di più mi ha invogliata la categoria protagonista, cioè gli “Shadowhunters”. Ora, da grande fan di Buffy, Angel, Streghe, Ghostbusters ecc… potevo evitare qualcosa che parla di cacciatori di demoni o in generale “Downworlders”? Ovviamente no. Dunque, munitami di audiobook naturalmente in inglese, prima dell’ascolto mi sono informata un po’ sull’autrice e su come fosse stato accolto il libro sul mercato, sperando ardentemente che non si trattasse di una schifezza. Devo ammettere che quando ho scoperto che si tratta di narrativa pensata per “Young adults” ho storto un po’ il naso perché temevo davvero di aver pescato uno scarpone e… invece… sono stata colta da una piacevole sorpresa. Ci sono certamente delle pecche, che spiegherò più avanti, ma in generale sono finalmente felice di poter scrivere una recensione positiva.

Trama

Questa volta, della trama posso rivelare veramente poco, perché si tratta di un libro realmente infarcito di colpi di scena, quindi non c’è molto che io possa dire senza rovinare qualcosa, dunque, mi limiterò ad incollare quello che trovate su ibs:

La sera in cui la quindicenne Clary e il suo migliore amico Simon decidono di andare al Pandemonium, il locale più trasgressivo di New York, sanno che passeranno una nottata particolare ma certo non fino a questo punto. I due assistono a un efferato assassinio a opera di un gruppo di ragazzi completamente tatuati e armati fino ai denti. Quella sera Clary, senza saperlo, ha visto per la prima volta gli Shadowhunters, guerrieri, invisibili ai più, che combattono per liberare la Terra dai demoni. In meno di ventiquattro ore da quell’incontro la sua vita cambia radicalmente. Sua madre scompare nel nulla, lei viene attaccata da un demone e il suo destino sembra fatalmente intrecciato a quello dei giovani guerrieri. Per Clary inizia un’affannosa ricerca, un’avventura dalle tinte dark che la costringerà a mettere in discussione la sua grande amicizia con Simon, ma che le farà conoscere l’amore.

Detta così, sembra la solita roba, in realtà è meglio proprio a causa dei già citati colpi di scena.

Secondo il mio modesto parere, la trama è ben costruita, soprattutto considerando che è il primo libro di una trilogia (“City of Bones”, “City of Ashes” e “City of Glass”) ed una specie di esordio per Cassandra Clare. Gli eventi hanno senso e c’è sempre una spiegazione plausibile anche per quello che sembra azzardato. Il ritmo è serrato, non ci sono punti morti, né momenti di indifferenza in cui si potrebbe benissimo abbandonare il libro, si è sempre curiosi di scoprire come continua… anche perché la prima volta che hanno nominato il cattivo mi sono messa a ridere, si chiama Valentine. Ok, ammetto di avere la risata facile, appartengo alla categoria che ride vedendo un tizio che scivola sulla buccia di banana… però credo di non essere l’unica a trovare il nome quantomeno inappropriato per un antagonista notoriamente perfido. A parte la trama non proprio scontata ho enormemente apprezzato gli “indizi” sparsi qui e là, piccoli particolari appena accennati o messi appositamente in evidenza, che se notati fanno già capire dove si potrebbe andare a parare. Non è facile saper mischiare queste piccolezze con la storia in maniera naturale e dandogli il giusto peso. Cassandra Clare ci è riuscita, menomale. Magari è solo una mania mia, ma io adoro vedere come le piccole cose che inizialmente sembravano insignificanti o non determinanti, ingrandirsi o unirsi per formare un quadro più chiaro.

Ammetto di non essere un’esperta del genere, ma penso proprio che la saga dei “Mortal Instruments” di cui “City of Bones” è il primo libro, si possa situare nella categoria “Urban Fantasy”. L’ambientazione è infatti New York ai giorni nostri, invasa da creature particolari e cacciatori normalmente invisibili agli occhi dei “mundane”, cioè le persone normali, meglio note anche come “babbani” grazie J.K.Rowling.

Interessante è l’uso dei “glamours”, praticamente delle illusioni, che fanno per esempio in modo che un Warlock (mago/stregone) venga visto come un gatto invece che con il suo reale aspetto. Un’altra cosa che mi è parsa innovativa è l’uso delle rune, per esempio c’è la runa che guarisce, quella che chiude le porte, ecc, lo so, fa molto Diablo… ma in questo contesto mi è sembrata una trovata se non originale, almeno godibile.

Personaggi

Qui arriviamo ad una delle prime pecche. I personaggi principali non è che sprizzino originalità, sono però accettabili non proprio sempre banali. C’è Clary, la fortunata di turno che scopre di essere una Shadowhunter, si addentra in questo nuovo mondo con tutto quello che comporta e bla bla bla. Su di lei non c’è un gran che da dire, almeno non si piange addosso tutto il tempo. Ogni tanto sembra un po’ tarda, ma non eccessivamente. Non suscita tanta simpatia, ma nemmeno vorresti trapanarle la testa; diciamo che lascia piuttosto indifferenti. Jace, il figone di turno, e con questo potrei avere detto tutto… se non che alla fine si scopre che… e ciò potrebbe portare ad un’evoluzione del personaggio e del rapporto con Clary. Credo sia inutile dire che non mancano i momenti romantici, ma per fortuna mai mielosi, né stucchevoli fra Clary e Jace. Anzi, Jace per il compleanno di Clary dimostra di essere in grado di avere delle ottime idee anche quando non si tratta di uccidere demoni o forsaken. Jace è quello cool che ha sempre la battuta pronta in ogni momento, spesso sono battute divertenti che fanno sorridere, si tratta sempre di “battute alla Buffy”, quindi a volte sono un po’ trash, se avete capito che cosa intendo. Poi abbiamo Isabelle e Alec, sorella e fratello… gay! Finalmente un tocco di innovazione, la tematica viene appena accennata, ma per come è stata presentata suppongo ci saranno degli sviluppi, non so perché ma sono abbastanza sicura trovare Magnus il Warlock anche nel secondo libro e credo che sarà in compagnia di Alec. Isabelle è un po’ la solita bellissima, so-tutto-io, ma poi migliora. Simon è l’amico sfigatello di Clary, Luke è, beh preferisco non dirlo, non voglio anticipare nulla.

Quello che secondo me davvero manca a questo libro è l’introspezione, non c’è approfondimento dei pensieri dei personaggi. C’è una panoramica generale, un accenno, ma non si scava mai, anche se in certi momenti sarebbe opportuno. Alla fine la caratterizzazione è buona, però questi personaggi rimangono per lo più piatti, non scialbi, ma lasciano la sensazione che con un po’ di lavoro in più sarebbero potuti veramente essere vivi. Pazienza… sarà per la prossima volta.

Stile e questioni di scrittura

Lo stile è regolare, nel senso che non ci sono voli pindarici, né passaggi memorabili, né poetici. Lo definirei semplice, in alcuni punti un po’ troppo, ma credo di poter affermare che non mi pare essere affetto da particolare sciatteria o incuria, in definitiva, non è un libro scritto male. Nonostante ciò, soprattutto all’inizio ho riscontrato alcuni problemi nella resa del punto di vista. Va bene cambiarlo ogni tanto per fornire una visione a 360°, però molte volte il passaggio è talmente repentino che ottiene l’effetto opposto. Cambi così rapidi disorientano e non aiutano a capire la scena, perché si è impegnati a pensare se ci siamo persi qualche cosa o se è colpa dell’autore. Fortunatamente, con il proseguire della storia, Cassandra ha fatto pratica e il cambiamento diventa meno confusionario e più utile ai fini della comprensione. Un buon esempio del cattivo utilizzo del punto di vista è l’inizio al Pandemonium, quando non si capisce più bene se siamo insieme al demone, alla ragazza, a Simon o a Clary, ma magari voleva essere una genialata per rimanere in linea con il nome del locale e sono io a non aver colto…

Battute divertenti

Ribadisco che io ho la risata facile… nella speranza di non essere l’unica, incollo alcuni stralci che mi hanno fatta divertire. Non so dirvi il minuto esatto perché non l’ho segnato, né la pagina perché il mio ebook è in formato Word, quindi potrebbe non corrispondere al libro, accontentatevi:

“How did you know I had Shadowhunter blood? Was there some way you could tell?”

The elevator arrived with a final groan. Jace unlatched the gate and slid it open. The inside reminded Clary of a birdcage, all black metal and decorative bits of gilt. “I guessed,” he said, latching the door behind them. “It seemed like the most likely explanation.”

“You guessed? You must have been pretty sure, considering you could have killed me.”

He pressed a button in the wall, and the elevator lurched into action with a vibrating groan that she felt all through the bones in her feet. “I was ninety percent sure.”

“I see,” Clary said.

There must have been something in her voice, because he turned to look at her. Her hand cracked across his face, a slap that rocked him back on his heels. He put his hand to his cheek, more in surprise than pain. “What the hell was that for?”

“The other ten percent,” she said, and they rode the rest of the way down to the street in silence.

___________________

He stood up. “One of the Silent Brothers is here to see you. Hodge sent me to wake you up. Actually, he offered to wake you up himself, but since it’s five a.m., I figured you’d be less cranky if you had something nice to look at.”

“Meaning you?”

“What else?”

___________________


There was a date inscribed on the base, 1234, and words inscribed around it: nephilim: facilis descensus averni.

“Is that meant to be the Mortal Cup?” she asked.

Jace nodded. “And that’s the motto of the Nephilim—the Shadowhunters—there on the base.”

“What does it mean?”

Jace’s grin was a white flash in the darkness. “It means ‘Shadowhunters: Looking Better in Black Than the Widows of our Enemies Since 1234.’”

___________________

She heard a squeak, and the rat’s pink nose poked out from beneath the bar. With an exclamation of relief, Clary seized the rat in her hands. “Simon! You understood me!”

The rat, huddled in the hollow of her palms, squeaked glumly. Delighted, she hugged him to her chest. “Oh, poor baby,” she crooned, almost as if he really were a pet. “Poor Simon, it’ll be fine, I promise—”

“I wouldn’t feel too sorry for him,” Jace said. “That’s probably the closest he’s ever gotten to second base.”

“Shut up!” Clary glared at Jace furiously, but she did loosen her grip on the rat. His whiskers were trembling, whether in anger or agitation or simple terror, she couldn’t tell. “Get Magnus,” she said sharply. “We have to turn him back.”

“Let’s not be hasty.” Jace was actually grinning, the bastard. He reached toward Simon as if he meant to pet him. “He’s cute like that. Look at his little pink nose.”

___________________

The padlock hit the ground with a clang, a twisted lump of metal. Jace looked pleased with himself. “As usual,” he said, “I’m amazingly good at that.”

Clary felt suddenly annoyed. “When the self-congratulatory part of the evening is over, maybe we could get back to saving my best friend from being exsanguinated to death?”

“Exsanguinated,” said Jace, impressed. “That’s a big word.”

“And you’re a big—”

“Tsk tsk,” he interrupted. “No swearing in church.”

___________________

Jace took out his stele and touched it to the stone. With a grinding noise it moved back, revealing a dark compartment underneath. Inside the compartment was a long wooden box; Jace lifted the lid, and regarded the neatly arranged objects inside with satisfaction.

“What are all these?” Clary asked.

“Vials of holy water, blessed knives, steel and silver blades,” Jace said, piling the weapons on the floor beside him, “electrum wire—not much use at the moment, but it’s always good to have spare—silver bullets, charms of protection, crucifixes, stars of David—”

“Jesus,” said Clary.

“I doubt he’d fit.”

___________________

Ho cercato di mettere anche un minimo di contesto per farle apprezzare… spero che basti!

In definitiva, un libro leggero, adatto allo svago. I tratti fondamentali sono lo stile agile, la trama avvincente e il ritmo serrato, le battutine simpatiche sono un buon contorno. Non si propone come capolavoro, l’autrice sembra una persona a posto… quindi portatevelo sotto l’ombrellone!

Voto: 3/5

Come da titolo… una breve segnalazione dedicata a chi come me ascolta volentieri gli audiobook in inglese.

In questi giorni sto ascoltando l’audiobook di “Interview with the vampire” di Anne Rice, storia fantastica, personaggi grandiosi, scrittura eccellente… non è di questo che voglio parlare, perché il talento della Rice non è l’unica cosa che mi sta facendo veramente apprezzare questo libro.

La cosa sorprendente di questo audiobook è il narratore, cioè colui che legge l’audiobook, fra tutti quelli che ho ascoltato è indubbiamente il migliore. È come ascoltare un film o essere a teatro: i dialoghi prendono vita, i personaggi sembrano reali grazie alla particolare intonazione conferita dal narratore. Anche le parti descrittive sono ben scandite, con pause al punto giusto, la velocità delle parole aumenta o diminuisce a seconda della situazione, non c’è mai nulla di inappropriato. Il genio che legge questo audiobook si chiama, o meglio si chiamava Frank Muller. Purtroppo è morto in seguito ad un incidente in moto, ha però registrato più di 200 audiobook. Questo: http://www.frankmullerhome.com/ è il suo sito ufficiale, troverete anche una lista dei suoi capolavori.

Chi continua a sostenere che gli audiobook non sono veri libri (peraltro senza mai averne ascoltato uno), provi ad ascoltarne uno letto da lui… poi mi faccia sapere se gli ha fatto tanto schifo. Vorrei ricordare anche che i “libri” sono nati prima in forma orale e solo successivamente i racconti popolari, leggende ecc… sono stati trasferiti su carta. Gli audiobook esistono da millenni, grazie a scaldi, bardi, aedi ecc. le storie si sono diffuse e solo in seguito sono state fissate con carta e inchiostro.

Dal sito di Frank Muller:

“(When Frank reads) the blind will
see, the lame will walk, and the deaf
will hear.” –
Stephen King

Da un’intervista (la trovate intera qui: http://www.reallyscary.com/interviewstaci.asp) :

Some people say that audiobooks are “anti-literacy” or are for people who are too lazy to open a book and turn the pages. No one seems to realize that it’s a carrying on of the ancient tradition of storytelling. Our history was entirely oral for centuries. Pulp and glue books may not even last the 21st century. Stephen King has forayed into the eBook world, possibly a first step in legitimizing that medium. Are you a computer person? Do you see yourself doing audiobooks as downloadable files in the near future?

As far as the literacy question goes, it seems pretty clear that nothing engenders a love of books and literature in a child more than being read to. Audiobooks are a medium for direct delivery of an author’s inspiration to the ear and intellect of a listener, with the added dimension of being a performed piece of work, which when skillfully done, serves to illuminate and enlighten. A recent industry study found that the original audience for audiobooks – literate people wishing to augment their reading and put lost time to better use, is now being eclipsed by an even larger group. All across the country, people who almost never read a book are devouring audiobooks by the truckload. That is a very pro-literacy development.

And yes, some of my best friends are computers. In my studio, as in all professional recording studios now, everything happens in the digital realm. We record straight onto high-performance hard drives. All post-production and mastering happens digitally as well, and finished work is typically delivered on CDs. Downloadable audiobooks, including some of my recordings, are available on the web now. This is mostly material originally intended for cassette or CD release, but web-only audiobooks can’t be far off.

L’intervista è un po’ vecchia, la piena diffusione sul web si è già realizzata.

Bene, il mio consiglio è quindi quello di recuperare almeno un suo audiobook… ne vale assolutamente la pena!

Video divertente

Una breve segnalazione che ho ricevuto da una mia amica… grazie Francy!!!

Godetevi questa bellissima parodia commentata di “Twilight”!

Avviso ai naviganti

D’ora in poi, i commenti inutili verranno cancellati e non avranno risposta. Prima di commentare, controllate che quelli prima di voi non abbiano già posto le stesse domande. “Repetita iuvant”… ok, ma fino ad un certo punto! Sono stufa di dover ripetere sempre le stesse cose perché la gente non legge prima di scrivere. Se avete qualcosa di intelligente da dire sono ben disposta a leggere e rispondere, ma se dovete sempre essere ripetitivi, allora fatene a meno, grazie.

Esempi di commenti inutili:

non ho mai letto una recensione kosì pesante.”mi fa ridere”…ci sono romanzi molto più interessanti di questo ke ti potrebbero far scrivere kritike più kostruttive.NESSUNO TI COSTRINGE A LEGGERE GLI SCRITTI DELLA MEYER.

sn una grandissima fan d twilight m è piaciuto davvero tanto.. anke se all’inizio è un po noioso.. XD nn è k qlc d voi m potrebbe dire i nome dei libri dopo twilight x favore? se nn sbaglio il 2 è new moon.. il 3 e il 4? ql sn?grazie mille aspetto risp.. ^-^

Ora, al primo ho risposto, il secondo l’ho direttamente cancellato.

Grazie per l’attenzione.

Per chi fosse interessato… non perdete le speranze, a luglio quando avrò più tempo, ascolterò l’audiobook di “Eclipse” e ne scriverò la recensione, spero che sia meno paccoso dei due pseudo-libri precedenti… se così non fosse, mi farò ancora un sacco di risate prendendo il sole!

Audiobook ed ebook

Che siate o meno estimatori dell’innovazione tecnologica dovrete prendere atto dell’esistenza di queste nuove forme di divulgazione. I libri non sono più solamente carta stampata, da qualche anno sono ormai entrati nel mondo elettronico.

Audiobook ?

Gli audiobook o audiolibri, libri registrati o come preferite chiamarli, non sono altro che file audio contenenti la lettura di un libro. Si trovano su cd, in mp3 ed anche in altri formati. La qualità è molto variabile, una bella voce ed un buon ritmo di lettura sono a dire poco fondamentali per produrre un audiobook piacevole. Spesso sono registrati da attori, alcuni hanno una musica di sottofondo, altri hanno più voci che si alternano per i diversi personaggi ed altri ancora hanno rumori di sottofondo inerenti alla storia (ne avevo uno relativo a “Star Wars” che riproduceva i rumori delle spade laser, per esempio).

Gli audiobook hanno moltissimi pregi, ma anche qualche difetto… come ogni cosa del resto.

Pregi:

-        si possono ascoltare praticamente ovunque, dal treno (rumore permettendo, ma mi auguro che non tutti siano costretti a dover viaggiare su dei catorci come tocca fare a me) al letto, aereo, poltrone, carrozze, tappeti volanti ecc…;

-        permettono un gran risparmio di tempo, perché si possono ascoltare in innumerevoli situazioni, per esempio mentre si prende il sole, cucinando, bagnando i fiori, quando si fa il bagno, correndo, portando a spasso il cane, mangiando i Pan di Stelle, cogliendo i pomodori ecc… praticamente possono spesso sostituire la musica. Gli audiobook riescono a conciliare due o più attività che con la lettura tradizionale sarebbero un tantino difficili da svolgere contemporaneamente;

-        perfetti per chi è soggetto a problemi di vista, non credo sia necessario spiegare il motivo;

-        indispensabili per coloro che studiano lingue straniere, parlo per esperienza diretta visto che è quello che faccio tutti i giorni. I miglioramenti si vedono già dopo le prime 2 o 3 ore di ascolto. Ovviamente se si ascolta un audiobook in lingua straniera con intenti didattici è opportuno farlo concentrandosi esclusivamente su quello, almeno per i primi tempi, giusto per prendere confidenza con la voce narrante e la lingua. Considerando che sia a scuola che agli esami universitari, che ai vari test per il conseguimento dei certificati linguistici una parte di ascolto e comprensione manca raramente, i benefici dell’ascolto prolungato mi sembrano evidenti. In questo modo, l’apprendimento non è solamente passivo, perché anche se in realtà si sta solo lì ad ascoltare, la pronuncia e l’intonazione rimangono impresse nella mente e quando si parla si tenderà ad utilizzare correttamente ciò che si ha sentito. Così funziona per me, magari sono solo fortunata… se qualcuno ha esperienze diverse lo scriva pure ! Tornerò ancora su questo punto più avanti;

-        risparmio di spazio, anche se ci sono audiobook grandi anche diversi GB, sarà sempre minore lo spazio occupato da un dvd o da una chiavetta usb rispetto a scaffali carichi di libri;

-        vantaggi ambientali, gli audiobook non consumano carta ! Basta una sola copia cartacea per registrare un audiobook che potrà essere copiato all’infinito senza uccidere alberi. Ancora meglio… può essere registrato partendo da un ebook per eliminare ogni spreco di carta;

-        vantaggi psicologici, se un libro non vi piace, ma volete/dovete lo stesso leggerlo, potrete mettere play ed ascoltare prestando attenzione solamente quando vi pare che si stiano dicendo cose degne di nota, è un po’ come quando si prende un libro normale e si saltano le pagine ritenute inutili;

-        godibilità, non tutti sono degli ottimi lettori, è invece quasi certo che il narratore del vostro audiobook lo sia ! I dialoghi diventano vivi, sono recitati o quasi (a seconda del metodo adottato), si sussurra quando serve, si grida o si parla più velocemente quando necessario, l’intonazione è appropriata, ci sono le dovute pause ecc… A seconda dell’audiobook potrete anche trovare una musichetta che crea atmosfera, che unita ad una voce piacevole garantisce un’esperienza allettante.

Difetti:

-        carenza di concentrazione, se non siete in grado di concentrarvi per ascoltare, gli audiobook non fanno per voi;

-        a volte si perde il filo, se vi distraete durante un passaggio importante, potreste smarrirvi un attimo, ma è sufficiente mandare indietro e riascoltare;

-        antipatia, non è detto che la voce narrante faccia al caso vostro, se siete sfortunati potreste trovarla irritante;

-        prodotto scarso, se sono audiobook “amatoriali” o poco curati potrebbero esserci fastidiosi rumori di sottofondo o un narratore non all’altezza;

-        pericolo di addormentarsi !!! Questo non è affatto da sottovalutare ! L’anno scorso con l’audiobook di “The remains of the day” non riuscivo a stare sveglia ! A parte la storia poco intrigante e la narrazione abbastanza noiosa, la voce era comica e il tono sempre uguale, senza un minimo di vita. Bastavano 5 minuti per spedirmi da Morfeo. Se dovete (per esempio per motivi di studio) assolutamente sentire un audiobook soporifero o che non vi piace affatto, vi consiglio di farlo utilizzando la modalità “combo”, cioè audiobook + libro/ebook per seguire le parole;

-        non si possono lasciare note, se leggendo vi piace annotare a margine le frasi che vi hanno colpito, con l’audiobook vi troverete in difficoltà. Nulla che un quadernetto o un file di Word non possano risolvere comunque. Basta segnare il minuto e il commento, ma potrebbe essere un po’ scomodo;

-        difficoltà nel tenere il segno, se quando stoppate non avete nulla su cui annotare il minuto al quale siete arrivati, questo potrebbe essere un problema, ma anche questo è facilmente risolvibile;

-        distribuzione in Italia, tanto per cambiare in Italia con le cose utili siamo sempre anni luce indietro. La disponibilità di audiolibri in italiano è decisamente scarsa, ma se come me prediligete la letteratura straniera in lingua originale, direi che il problema quasi non si pone;

-        costo, diciamo che il prezzo non è proprio amichevole, ma la reperibilità gratuita è sconfinata.

Ebook ?

Si tratta di normalissimi libri in formato elettronico, spesso in pdf, ma anche in Word ecc… Si possono leggere tranquillamente sul computer, palmare, alcuni cellulari, si possono stampare oppure esistono anche degli appositi lettori di ebook anche se sono ancora decisamente cari. L’ebook è certamente la via più comoda per decidere se vale o no la pena di comprare un libro. Chi me lo fa fare di spendere 20€ per un libro che non so se mi piacerà ? Perché dovrei comprare a scatola chiusa con il rischio di trovare una ciofeca come “Twilight” ? Certi autori lo fanno già da un po’, altri dovrebbero seguire l’esempio : mettere online i primi capitoli di un romanzo in vendita è un buon modo per lasciare che il lettore possa scegliere se spendere o meno, visto che non tutti i libri costano 3.60€ come i Penguin Classics. Ormai i libri più venduti e i classici sono interamente disponibili online su siti specializzati ed attraverso il peer-to-peer.

Pregi:

-        disponibilità vastissima e pressoché immediata, gli ebook si recuperano nel giro di pochi minuti;

-        si può ingrandire il carattere quanto si vuole, se avete un monitor da 19 pollici, nulla vi impedisce di sfruttarlo al massimo;

-        costo zero, oppure moderato nel caso di ebook venduti “a puntate”;

-        enormi possibilità di diffusione, basta avere una connessione ad internet per accedere al mondo degli ebook, un libro sconosciuto ma meritevole può diventare nel giro di pochissimo tempo super conosciuto. L’unico svantaggio sta nel fatto che l’autore non riceverà un guadagno in termini di soldi, anche se non è detto che grazie alla fama acquisita online l’autore non riceva offerte o altre possibilità di guadagno;

-        vantaggi ambientali, non si spreca carta. Qui quando dico “spreco” intendo proprio “spreco” nell’accezione concreta della parola, perché ogni albero ucciso per stampare Moccia è veramente sprecato nel peggiore dei modi, sarebbe stato più utile e dignitoso come carta igienica;

-        risparmio di spazio, decine e decine di ebook possono stare tranquillamente su una chiavetta da 1 GB. La questione dello spazio non è trascurabile. Se siete grandi lettori ad un certo punto avrete la casa piena di libri anche nei posti più impensati. Non è che averli in giro non faccia piacere, anzi, sono amici che tengono compagnia, ma prima o poi lo spazio vitale finisce !

Difetti:

-        affaticano la vista, anche se scritti grandi e con un’illuminazione ottimale, sono comunque dannosi. Se però consideriamo che tanto il pc lo useremmo lo stesso, possiamo in qualche modo “giustificarci”;

-        non si possono lasciare note, vedi gli audiobook;

-        difficoltà nel tenere il segno, vedi gli audiobook;

-        difficoltà di lettura, se non avete un pc portatile potreste essere scomodi.

Sfatiamo il mito che gli ebook uccidono i libri normali, ci sono molti studi che dimostrano il contrario, se li volete leggere usate Google e buona lettura. A sostegno di ciò c’è anche la mia esperienza personale. Ho da poco finito di ascoltare il fantastico audiobook di “Pride and prejudice” di Jane Austen. Pur avendo anche l’ebook ho sentito il bisogno di possedere il libro cartaceo semplicemente per poterci attaccare dei post-it per trovare meglio la lettera di Mr.Darcy e per poterlo ammirare nella mia libreria. Se un libro è veramente meritevole della nostra stima, nulla ci vieta di comprare anche la versione cartacea. Gli unici limiti sono la disponibilità finanziaria e la qualità dei libri che ci circondano.

Modalità “Combo” ?

Quella che io chiamo “Modalità Combo” è semplicemente la combinazione : audiobook + libro/ebook per seguire le parole… nulla di strano insomma ! Queste cose c’erano già anche quando ero bambina: si inseriva la cassetta nel mangianastri, si seguivano le parole e quando era ora di voltare pagina c’era un campanellino che avvisava, forse gli audiobook mi piacciono molto proprio perché li ho sempre ascoltati.

La Combo è utilissima se avete paura di addormentarvi o di perdere il filo, perché la vostra attenzione non è solo rivolta all’ascolto e quindi le possibilità di distrazione sono notevolmente ridotte.

I vantaggi della Combo, però, secondo me emergono al massimo nell’uso didattico. Come avevo già accennato nel trafiletto dedicato agli audiobook, la Combo si rivela particolarmente preziosa per chi impara una lingua straniera. Leggendo le parole che vengono articolate da un madrelingua sia hanno più possibilità di memorizzare le parole nuove, si può stoppare l’audio e fermarsi a cercare le parole non deducibili dal contesto senza avere paura di scriverle sbagliate, si impara più facilmente l’intonazione e se si è principianti, si assimila più rapidamente la pronuncia parole difficili o dittonghi strani o lettere non presenti nel proprio alfabeto (conoscete tutti la “å” svedese ? Io l’adoro !). Parlare con la corretta prosodia non è così semplice, la Combo aiuta parecchio a carpire il ritmo giusto, alla fine è questione di orecchio, più lo alleniamo e più saremo facilitati, visto che raramente prima di parlare in lingua straniera abbiamo il tempo per formulare la frase e pensare a come dirla, a meno che non vogliamo fare addormentare l’interlocutore…

Come scegliere ?

Sempre restando nell’ambito delle lingue straniere, la scelta dell’audiobook non è così immediata come può sembrare. Se siete ad un livello avanzato va bene praticamente tutto, ma per chi è ad un livello base o intermedio bisogna porre dei paletti, altrimenti l’ascolto sarà mortificante anziché piacevole. Se non padroneggiate almeno un livello B2 con un’ottima fluidità, non buttatevi subito su libri lunghi e difficili, prediligete magari quelli per ragazzi, con un lessico più semplificato ed una struttura grammaticale meno complessa.

La questione della struttura è particolarmente rilevante per gli audiobook/libri in tedesco, dove troppe subordinate e i relativi verbi posti in fondo potrebbero creare un certo smarrimento.

Quando scegliete un audiobook in inglese dovete assolutamente tenere conto anche di quale inglese si tratta, se British English o American English. Io prediligo l’American English, mi suona meglio, mi è più simpatico e soprattutto è più diffuso… praticamente tutti i telefilm e film che guardo sono americani, per me è quindi anche una questione di abitudine. Il mio consiglio è di ascoltare qualche audiobook in BrE e qualcuno in AmE in modo tale da poter esercitare entrambe le pronunce, così a seconda del vostro interlocutore potrete scegliere come parlare. Poi sinceramente, i libri prodotti da autori inglesi perdono qualcosa se letti con una pronuncia non rigorosamente britannica, il BrE riesce a dare quella nota snob anche alle frasi più comuni, che ne sarebbe di Lady Catherine de Bourgh se parlasse AmE ?

Alcuni titoli

Vi propongo alcuni degli audiobook che ho ascoltato di recente :

English

“Hornblower and the Hotspur” C.S.Forester – BrE

“Pride and prejudice” Jane Austen – BrE

Il primo non è scritto in maniera difficile, penso che anche un livello intermedio possa essere sufficiente, però la terminologia marinaresca è un ostacolo… comunque lo sarebbe anche in italiano !

Il secondo, all’apparenza potrebbe sembrare semplice, ma non è esattamente così. Molti dialoghi sono veramente “witty”, per capirli fino in fondo e goderseli bisogna essere ferrati e cogliere l’intonazione di ogni parola, quindi io lo consiglierei solo a chi è già ad un livello avanzato e che come me legge/ascolta più per piacere e per perfezionarsi che per formare una base. Inoltre, l’audiobook che ho io è letto molto velocemente e con una pronuncia profondamente inglese forse anche un po’ esasperata in alcuni momenti. Si tratta di una lettura molto coinvolgente che è riuscita a caratterizzare ogni personaggio. La lettrice passa dall’ostentato contegno di Mr.Darcy all’espansività imbarazzante di Mrs.Bennet rendendo l’ascolto estremamente piacevole e diversificato.

————————————————–

“Twilight” Stephenie Meyer (bleah !) – AmE

“New Moon” Stephenie Meyer (bleah !)  – AmE

Partendo dal presupposto che non consiglierei mai a nessuno di leggere questa saga sciatta e scadente, devo però dire che gli audiobook che ho sono di ottima qualità. A differenza dei titoli menzionati qui sopra, questi sono adatti anche a principianti ed intermedi ancora incerti. Il lessico è particolarmente povero di sinonimi e di originalità e la struttura delle frasi è veramente elementare. Si tratta di libri alla portata di tutti, ma leggeteli/ascoltateli solo se volete ridere !!! Se siete alla ricerca di storie d’amore e parole che fanno sognare lanciatevi su Shakespeare, il buon William non vi deluderà !

Deutsch

Per ora devo ammettere di essermi concentrata di più sull’inglese, ma sto ascoltando con estremo piacere uno dei libri di Cornelia Funke, “Tintenherz”. La storia è interessante e come lessico e struttura non c’è nulla di ostico. Il pregio maggiore di questo audiobook è la voce narrante, riesce a caratterizzare in maniera unica ogni personaggio e in maniera particolarmente riuscita Staubfinger. A questo personaggio ha donato una voce molto roca e un po’ strascicata che non solo è adatta al carattere, ma secondo me anche al nome. “Tintenherz” è nato come libro per ragazzi, quindi non è affatto difficile da seguire, ma l’audiobook è piuttosto veloce e soprattutto nei momenti di suspense accelera molto.

Bene, ora non vi resta che scegliere l’audiobook o la combo che più vi aggrada !

PS= se dovete commentare per dirmi che non è vero che “Twilight” è robaccia, leggete prima le recensioni che ho fatto in merito, leggete i commenti in linea con il vostro pensiero e le mie risposte, dopodiché, se avete da dire qualcosa che ancora non è stato detto fatelo commentando le recensioni e non questo articolo. Grazie.

Michele Strogoff” di Jules Verne

Sono presenti molti spoilers sulla trama

Trama

“Michele Strogoff”, di Jules Verne narra l’impresa compiuta appunto da Michele Strogoff, valoroso corriere dello zar. Non viene specificato quale zar, né l’epoca precisa, ma l’ambientazione è presumibilmente intorno alla metà o alla fine dell’Ottocento. La Siberia è sconvolta dall’invasione tartara, il duca, fratello dello zar è in pericolo, perché il traditore Ivan Ogareff cerca vendetta nei suoi confronti, è astuto e feroce, ma soprattutto è il comandante di una parte dell’esercito tartaro agli ordini dell’emiro. Lo zar sa che Ivan Ogareff cercherà di presentarsi al fratello sotto falsa identità per conquistare la sua fiducia ed al momento opportuno, aprire le porte della città all’esercito nemico. I cavi del telegrafo sono però stati tagliati ed ogni comunicazione fra Mosca e Irkutsk, capitale della Siberia (dove risiede il duca), è stata brutalmente interrotta. Rimane solo una possibilità per mettere in guardia il duca ed impedire che la Siberia e il resto della Russia asiatica finiscano nelle grinfie dell’emiro: inviare un corriere. Solo un uomo sembra essere adatto a questo ruolo, si tratta del capitano dei corrieri dello zar, un tipo scaltro, taciturno, ligio al dovere, affidabile e siberiano, dunque in grado di orientarsi perfettamente nel mezzo della steppa. Il destino della Russia è affidato nelle mani capaci di Michele Strogoff, che caparbio ed instancabile cercherà di percorrere nel minor tempo possibile e con ogni mezzo le migliaia di verste (circa cinquemila chilometri) che separano Mosca e Irkutsk. La segretezza è fondamentale, da quel momento Michele assumerà l’identità del mercante Nicola Korpanoff e sarà dotato di un podaroshna, cioè un permesso speciale che lo autorizza a servirsi a proprio piacimento dei cavalli della posta e ad avere la precedenza finché sarà nella Russia europea. Utilizzare tale permesso è però rischioso, perché potrebbe venire facilmente identificato come corriere dello zar e quindi segnalato ad Ogareff dalle spie. Per fortuna, oltre al podaroshna Michele è dotato di un’ingente somma di denaro. La missione comincia con un viaggio in treno, durante il quale il destino di Michele inizia ad incrociarsi con quello di Nadia, una ragazza che sta raggiungendo il padre esiliato ad Irkutsk. Il viaggio si prospetta lungo e periglioso, ma sia Michele che Nadia sono disposti a tutto pur di raggiungere la loro meta.

Come si può capire da questa breve panoramica, la storia è molto movimentata, è un continuo susseguirsi di avvenimenti senza tempi morti, la suspence è continua. Questo romanzo si legge tutto d’un fiato saltando da colpo di scena all’altro, passando attraverso piccoli indizi che Jules Verne indica con particolari che inizialmente sembrano “informazioni di contorno”.

Personaggi e stile

Tutti i personaggi sono importanti ai fini della storia, non ci sono figure inutili e tutti sono caratterizzati a sufficienza anche se celermente. I due giornalisti Alcide Jolivet e Harry Blunt conferiscono una nota comica, ma sono anche utili nel delineare la situazione di background. Jules Verne si preoccupa di fornirci parecchie informazioni molto interessanti sulla situazione della Russia e soprattutto a proposito degli invasori tartari. Inoltre, per rendere l’atmosfera più “russa” usa efficacemente termini in lingua ed allocuzioni russe, come per esempio “piccolo padre” oppure le “verste”, l’unità di misura corrispondente ai nostri chilometri, o ancora il “tarentass”, una specie di carro coperto. Quasi in ogni capitolo sono contenute piccole parti dedicate alla popolazione e gli usi relativi alle zone percorse da Michele. Io trovo queste brevi divagazioni decisamente costruttive e per nulla invadenti, anche perché sono distribuite “in pillole” all’interno di tutto il testo. Il punto focale rimane sempre la missione di Michele e Jules Verne non se ne dimentica mai. Da questo punto di vista è un personaggio anche il narratore intrusivo, che un po’ come una sorta di Piero Angela ci accompagna attraverso la Siberia, commentando e chiarificando ciò che ci racconta.

In realtà, i personaggi non vengono descritti più di tanto, sono sempre i fatti a parlare per loro. Sono delineati brevemente sia fisicamente che caratterialmente, il resto si deduce dallo svolgimento dell’azione. Anche i dialoghi non sono particolarmente articolati, perché ancora una volta sono gli avvenimenti ad essere esaustivi.

Un termine che riassume fedelmente il protagonista, è secondo me “abnegazione”, Michele elimina qualunque ostacolo per perseguire il proprio obiettivo, calpestando anche i suoi sentimenti per la madre, per Nadia e soprattutto per se stesso, visto che sopporta con sangue freddo una gravissima umiliazione. Il coraggio di Michele Strogoff è “quel coraggio senza collera degli eroi” (pag. 32).

Marfa Strogoff merita di essere nominata, una donna straordinaria con una grande forza d’animo, dote principale anche di Nadia. Marfa, svela accidentalmente la vera identità del figlio, mettendo così in pericolo mortale sia lui che l’esito della missione, ma non appena compreso l’errore cerca di rimediare ed è irremovibile. Anche quando Ogareff metterà madre e figlio l’uno di fronte all’altra, nessuno dei due si lascerà sopraffare dall’emozione.

Lo stile di scrittura è asciutto e senza voli pindarici ma tutt’altro che banale e sciatto, non mancano infatti passaggi elaborati, come per esempio la descrizione della sala nella quale ha luogo il ballo nel palazzo dello zar. Jules Verne mantiene un ritmo serrato dalla prima all’ultima pagina, spezzato solo di tanto in tanto dalle brevi “pillole geografiche e culturali”, che sono comunque utili per avere una visione completa che rende l’ambientazione viva e concreta.

Le parti che ho preferito – SPOILER SUL FINALE !!!

Come ormai si sarà capito, mi sono letteralmente innamorata di questo libro, l’ho divorato e ho apprezzato ogni singola pagina… ma ovviamente ho le mie “scene” preferite. Anche “Ventimila leghe sotto i mari” mi aveva fatto questo effetto, ma “Michele Strogoff” grazie all’andamento avventuroso e serrato mi ha coinvolta ancora di più.

Partendo dall’inizio, mi è piaciuto il modo in cui viene introdotto il personaggio di Michele, il dialogo con lo zar mostra già perfettamente con chi abbiamo a che fare, “E’ un uomo, infatti” come dice lo stesso zar. Michele è veramente irreprensibile sotto ogni punto di vista, lo zar non avrebbe potuto desiderare di meglio.

La fermezza con cui Michele sopporta l’oltraggio subito alla stazione di posta (pag.151). Un altro viaggiatore, che poi scopriremo essere il traditore Ivan Ogareff, colpisce col frustino la spalla di Michele, perché quest’ultimo si era rifiutato di cedergli i cavalli appena presi. In questo momento cruciale Michele è davanti ad un bivio : 1) può rispondere all’offesa subita battendosi e mostrando di non essere un vigliacco; 2) può resistere in silenzio e lasciare che i presenti pensino che sia un vile. Se avesse raccolto la sfida la sua missione sarebbe FORSE stata compromessa, perché un semplice mercante non avrebbe probabilmente avuto l’ardire di ribellarsi e poi c’era anche da prendere in considerazione la remota eventualità che Michele venisse sconfitto… allora chi avrebbe consegnato il messaggio al duca ? Michele accetta quindi l’umiliazione ed inevitabilmente il giudizio dei presenti. Pur di scongiurare una qualsiasi possibilità di mettere in pericolo la propria segretezza e la riuscita dell’impresa, Michele, uomo d’onore, china la testa e sopporta impassibile “Per la Patria e per il Padre”. Questo fatto apre una profonda ferita nell’orgoglio del corriere dello zar, che nemmeno Nadia riesce a sanare. Per fortuna lo smacco verrà reso ben presto ed in maniera decisamente teatrale.

Il terzo momento che voglio illustrare è appunto la restituzione dell’offesa. Michele, Nadia e Marfa Strogoff sono prigionieri nello stesso campo, Ogareff non sa che faccia abbia Michele, ma sa che la madre l’ha riconosciuto durante la notte e conta sul fatto che un gesto o uno sguardo possano tradirli. Michele non ha però scordato la faccia dell’uomo che l’aveva umiliato alla stazione di posta. Né Marfa, né Michele soddisfano Ogareff, quindi il traditore decide di fare frustare la vecchia Marfa. Ma quando lo knut sta per abbattersi su Marfa, Michele si fa avanti e lo strappa di mano al tartaro che lo impugna, con un gesto tanto fulmineo quanto plateale colpisce in viso Ivan Ogareff con una sonora scudisciata che gli lascia una visibilissima cicatrice. La scena è intensa, per la prima volta Michele Strogoff non si preoccupa delle conseguenze.

Indimenticabile è certamente il momento dell’”accecamento”. Michele viene condannato alla cecità, una sciabola incandescente gli verrà passata davanti agli occhi. Michele prima di essere accecato guarda la madre, i suoi occhi si riempiono allora di lacrime. Michele è però un uomo fiero, non può assolutamente mostrare una debolezza simile davanti al nemico; egli trattiene quindi le lacrime, che si accumulano e formano una sorta di barriera protettiva nei confronti del calore scaturito dalla lama (A pag. 384 la spiegazione della cecità sventata). Michele non è dunque cieco, ma si comporta come tale perché intuisce i vantaggi che può portargli tale condizione.

Ci sono molti altri momenti che hanno colpito la mia attenzione, ma non posso di certo riassumerli tutti !

Altre considerazioni

Nella mia edizione del libro ci sono parecchie immagini, ma soprattutto due cartine, fondamentali per seguire versta dopo versta il percorso dell’intrepido Michele Strogoff.

Una caratteristica che mi piace molto di Jules Verne, è il suo cercare sempre di giustificare in maniera plausibile le azioni dei personaggi. Quando Michele prende una decisione, il narratore ci mostra anche le alternative e perché questa o quella opzione viene scartata. Il narratore spiega ogni cosa, nulla viene lasciato in sospeso e i fatti sono sempre esposti chiaramente, senza lasciare dubbi. Inoltre, se deve succedere qualcosa di spiacevole perché è inevitabile (per esempio la cattura di Nadia, Marfa e Michele, la morte tragica dell’amico Nicola ecc.), semplicemente accade, non ci sono salvataggi inverosimili, perfino la scampata cecità alla fine può anche essere credibile. Sarà perché mi sono fatta prendere dalla storia, ma la spiegazione di Verne mi ha convinta.

La traduzione in alcuni passaggi mi è parsa un pochino forzata, quindi sarò felicissima di rileggerlo il prima possibile in francese, cioè in lingua originale. Fra l’altro, nella mia edizione (i Classici Mondadori) sono presenti anche parecchi refusi che andrebbero corretti, perché sono abbastanza fastidiosi… questo come al solito mi spinge verso la ricerca del prodotto in lingua originale, confidando in una qualità superiore che di solito trovo.

Conclusione

“Michele Strogoff” è un libro che merita davvero di essere letto, la storia è avvincente e il testo ben scritto; lo consiglio a tutti quelli che amano l’azione, soprattutto se ambientata in una cornice storica ben curata.

Sicuramente mi procurerò anche le altre opere di Jules Verne, questa volta privilegiando la versione in lingua originale.

Voto : 5/5

Consigli di lettura

Questa volta, invece di una recensione, vi propongo qualche consiglio di lettura.

Io adoro le storie di mare, ho cominciato con i pirati di Salgari, le vicende di Sandokan mi hanno accompagnata a lungo… anche se il mio preferito era Yanez ! Poi è stato il tempo di “Moby Dick”, “Il vecchio e il mare”, “Tifone” e infine ho scoperto i libri di O’Brian e di C.S.Forester. Non avranno la profondità di Melville, ma per chi come me cerca una emozionante avventura, sono perfetti !

Sia O’Brian che C.S.Forester hanno collocato le proprie “saghe marinaresche” in un solido background storico, in mezzo a fatti realmente accaduti e personaggi veramente esistiti. Per entrambi l’epoca di riferimento è quella delle guerre napoleoniche e l’ambientazione è per la maggior parte del tempo una nave dalla Royal Navy. Dalla serie di O’Brian (i suoi libri si trovano ovunque, anche in offerta alla Coop) è stato tratto il film “Master & Commander”, che ricostruisce perfettamente l’atmosfera creata dallo scrittore, anche Russell Crowe è proprio adatto al ruolo di Jack Aubrey. Dalla saga di “Hornblower” di C.S.Forester, sono stati tratti diversi film in passato, ma i più belli sono secondo me quelli prodotti apposta per la tv. Si tratta di 8 episodi che ripropongono le vicende contenute nei primi 3 libri della serie (in tutto sono 11), i panni di Horatio Hornblower sono vestiti da Ioan Gruffud (diventato più famoso come Lancillotto in “King Arthur” e soprattutto come Mr.Fantastic nei “Fantastic 4″).

I libri di O’Brian hanno come protagonista il capitano Jack Aubrey, accompagnato quasi sempre dal dottor Stephen Maturin. La serie inizia con “Primo comando” e si protrae per almeno altri 16 libri, seguendo la carriera, le avventure e disavventure di vita e guerra del Capitano Jack “il Fortunato”. Lo stile di O’Brian è piuttosto sobrio, ma le descrizioni sono molto dettagliate, soprattutto quelle che riguardano la velatura ed i comandi necessari per governare un veliero. Una cosa molto utile di questi libri è il disegno che si trova alla fine, che rappresenta in maniera immediata le parti più importanti della nave e della velatura. Il carattere gioviale di Jack e le azioni di guerra fanno in modo che i libri siano continuamente movimentati, la tensione prima degli scontri, le situazioni divertenti e i momenti drammatici sono miscelati perfettamente. I libri di O’Brian sono degli ottimi compagni in qualunque periodo dell’anno, in spiaggia, sotto le coperte, sul treno… già dalle prime righe si viene trascinati in un salto indietro nel tempo fra gli spruzzi delle onde e il tuono dei cannoni.

La serie di Hornblower di C.S.Forester, ha come personaggio fulcro Horatio Hornblower e inizia con “Il Guardiamarina Hornblower”. La carriera del giovane Horatio viene seguita passo passo fino ai piani alti dell’Ammiragliato. Horatio è molto diverso da Jack Aubrey, lui è taciturno e riflessivo, brillante e con pensate geniali. Anche Horatio è molto coraggioso ma il suo eroismo deriva sempre dalla necessità e mai dalla deliberata ricerca della gloria. Inoltre, Horatio è incredibilmente modesto, leale ed affidabile sotto ogni punto di vista.

I libri vanno letti rispettando rigorosamente la sequenza numerata (non quella cronologica di scrittura) per evitare incomprensioni e di rovinare sorprese e colpi di scena. Le vicende narrate sono simili a quelli di O’Brian, il genere è sempre quello, ma trovo che le storie di Hornblower siano un po’ più articolate.

Mi sento di spendere qualche parola sulla traduzione italiana, che non è pessima, ma non è nemmeno il massimo… capisco lo scoglio della terminologia marinaresca, ovviamente serve un traduttore ferrato nell’argomento, infatti sono convinta che quelle parti siano tradotte benissimo… è il resto che lascia un po’ a desiderare. Quindi, se potete recuperate la saga su ibs in inglese, ogni libro è reperibile nel giro di 5 giorni, hanno anche copertine molto curate. Una valida alternativa sono gli audio book, esiste tutta la serie e sono di ottima qualità.

In conclusione, entrambe le serie offrono uno spaccato storico realistico della vita e della società del tempo, sono entrambe valide. Io non rinuncerei a nessuna delle due… ma se proprio dovete scegliere, un buon criterio potrebbe essere il carattere del protagonista : più allegro ed espansivo Jack, geniale e modesto Horatio.

Buona lettura !

Ho visto un film molto carino, ma non ho tempo per recensirlo, dunque mi limito a segnalarlo. Si tratta di “The accidental husband” (http://www.imdb.com/title/tt0809504/), con Uma Thurman, Colin Firth e Jeffrey Dean Morgan. Come sempre Colin Firth è l’inglese perfettino, praticamente il ruolo che ha in quasi tutti i film. E’ una commedia romantica piuttosto divertente, che a differenze delle solite, non dura un’eternità. Davvero… le commedie di questo tipo mi piacciono, ma generalmente durano troppo per aggiungere dettagli e complicazioni inutili. Già che sono in argomento, consiglio anche un altro film. Se non l’avete già fatto, guardate anche “Music and lyrics”, (http://www.imdb.com/title/tt0758766/) con Hugh Grant e Drew Barrymore, è molto divertente, poi Hugh Grant che canta è assolutamente imperdibile !

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