“I lupi della bruma” di Daniele Picciuti
Sono presenti spoilers !
L’e-book si può scaricare comodamente dal blog dell’autore : http://danielepicciuti.wordpress.com/, ma prima di essere disponibile online era stato pubblicato secondo la tradizionale via cartacea. Trovo che l’idea di renderlo reperibile in maniera così immediata sia molto intelligente, scavalcando l’ostacolo del prezzo di copertina che certe volte si rivela proibitivo, i lettori possono veramente scegliere cosa leggere.
Da : http://www.senecaedizioni.com
La notte è buia, senza stelle.
Tra i banchi di nebbia si cela una figura demoniaca… riesce a intravederla, mentre si contorce, danzando tra le ombre delle tenebre… inneggiando un sommesso lamento alla morte e al sangue che berrà.”
Per Keltar, Cavaliere del Nuovo Ordine Shennarias, è l’inizio di un incubo senza fine, che lo vedrà opporsi a forze incontrastabili.
Fra orchi, licantropi e altre infernali creature, Keltar troverà sulla sua strada la bellissima e misteriosa Alya, il Principe Elfo Arenlid Lorrain, il Capitano Valim dell’esercito di Arkan e altri indimenticabili personaggi.
Sullo sfondo di una guerra imminente che minaccia di far capitolare Midyan, capitale del florido regno di Valdora, Keltar dovrà affrontare il malvagio Generale dell’esercito del Caos, il leggendario Karnac il Carnefice, nel disperato tentativo di salvare la città dalla distruzione e svelare il mistero che si cela dietro la leggenda di Mirr, il villaggio fantasma in cui si muovono, come ombre spettrali, i Lupi della Bruma.
Questa è all’incirca la storia, che fin dall’inizio si divide in due trame principali, per poi andare incontro ad ulteriori divisioni seguendo i vari personaggi.
Le idee di fondo sono buone, ma non troppo originali. L’atmosfera è creata in maniera efficace, anche se molto influenzata dai giochi di ruolo e forse anche dal film “The 13th warrior” (http://www.imdb.com/title/tt0120657/), a sua volta vagamente e liberamente ispirato al Beowulf. La vicenda si svolge in maniera lineare e quasi sempre chiara, offuscandosi però verso la fine. L’andamento sembra quello tipico di un gdr, dove il personaggio principale si appresta a svolgere la propria missione superando gradualmente gli ostacoli ed unendosi ad occasionali compagni di avventura.
Personaggi e trama.
Ogni personaggio ha funzioni ben definite e caratteristiche precise, con poco spazio per l’aspetto interiore. Tutti i personaggi sono piuttosto piatti e con scarsa caratterizzazione personale, in certi momenti sono poco credibili, persino i protagonisti sono solo poco più delineati delle comparse; ma nonostante tutto funzionano, anche se affezionarsi a qualcuno in particolare è difficile.
Keltar (il protagonista) all’inizio sembra che sia molto legato al proprio cavallo, lo chiama affettuosamente “fratellino”, ma in realtà quando lascia la locanda non si cura per niente di lui e lo ritrova solo per caso più avanti. Non è mi comunque chiaro come facesse il cavallo a conoscere il luogo dell’appuntamento; poco dopo il ritrovamento segue ancora il disinteresse e del cavallo non sapremo più niente.
Il Principe Elfo Arenlid Lorrain, rispetto ai soliti elfi scopiazzati da Tolkien ha anche delle doti magiche, mi è piaciuto molto il rapporto con la natura evidenziato da questa armonia che permette all’elfo di comunicare ed interagire con gli elementi naturali. Inoltre conserva sempre una certa umiltà e non pecca di onnipotenza. Quello che invece non ho apprezzato è l’eccessiva somiglianza dei cavalli elfici, i Llewellyn, con i Mearas (http://lotr.wikia.com/wiki/Horse) di Tolkien. Non è che io voglia per forza trovare le somiglianze, però sono dettagli che è difficile ignorare. A questo proposito mi rimane una curiosità sui linguaggi presentati nel romanzo. Sono solo frasi inventate con parole a caso, oppure l’autore ha proprio creato la lingua per gli orchi e quella per gli elfi ? Ho trovato alcuni passaggi “in lingua” molto musicali e quindi adatti, ritengo sia stata una buona scelta rimarcare le differenze linguistiche delle varie razze. Rimanendo un attimo sul tema dei cavalli, ho notato una incoerenza, o perlomeno un passaggio che mi è sembrato contraddittorio:
Pag.155:
- Cavalcherete con me, capitano. – Concesse infine. – So condurre meglio di chiunque un Llewellyn. Spero di riuscire a controllarlo… ma non vi posso garantire niente.
Se lui è il migliore nel condurre quei cavalli, perché dovrebbe sperare di riuscire a controllare l’animale ?
Fra gli altri personaggi mi ha colpita l’ingenuità di Claren D’Arn, il re della città assediata, che ha bisogno di un consiglio da parte del mago per capire che dopo 20 giorni di assedio, forse, dovrebbe prendere personalmente il comando dell’esercito visto che è un ottimo stratega.
L’impressione generale è che ci siano troppi personaggi condensati in sole 169 pagine, ma soprattutto mancano evidenti differenze di spessore che possano fare risaltare i protagonisti.
Verso la fine la trama si infittisce, ma le spiegazioni sono un po’ farraginose perché continuano a mettere in discussione quanto appreso nelle pagine precedenti attraverso dialoghi affrettati. Il ruolo di Alya diventa più chiaro, ma lo stratagemma di spiegare alcune cose semplicemente con la volontà di una forza superiore, forse è riduttivo, un po’ come rispondere “perché sì”.
Mi è parso efficace il modo in cui le sottotrame si uniscono; fin dall’inizio si sa che tutto dovrà rientrare in un quadro comune, ma i punti di incontro non sono banali e i personaggi si trovano in modi plausibili e interessanti.
Incongruenze.
Durante la lettura mi sono scontrata di tanto in tanto con fatti dalla dinamica non troppo cristallina, con azioni mosse da motivazioni deboli o che mi sono sembrate poco coerenti.
Per esempio :
Pag.27:
- Siamo bersagli troppo facili. Non arriveremmo a dieci passi da qui.
- No. – Sentenziò l’uomo. – No, se corriamo in direzioni separate.
Feris si stupì di tanto acume. L’aveva sempre giudicato un po’
tonto fino a quel momento.
- Garo… uno di noi potrebbe comunque non farcela.
- Ma l’altro sì. – Osservò lui con le lacrime agli occhi. – Laggiù
ci sono i nostri compagni. Stanno morendo e non possiamo
aiutarli…
Il contesto è : le sentinelle sono attaccate dall’alto, ci sono degli arcieri che li ricoprono di frecce stando in groppa a creature alate. Se attaccano dall’alto, perché non dovrebbero riuscire a prenderli entrambi senza particolari problemi ? Infatti l’impresa fallisce, ma siccome Feris è un veterano, dovrebbe prevederlo e scoraggiare un’azione simile. Tuttavia, Feris, che sembrava spacciato, ricompare più avanti.
Pag.31-32 : non ho capito perché l’assassino dovrebbe essere proprio il suo vicino ? Probabilmente non ho colto lo stesso filo logico seguito dal cavaliere.
Per quanto riguarda il Capitano Valim, non condivido la scelta della resa piuttosto che della ritirata. Gli uomini sanno che verranno torturati dal nemico; quindi perché arrendersi ed andare incontro a prigionia e torture, invece di ritirarsi nella città e cercare di resistere all’assedio ? Non per niente il Capitano si pente di questa scelta, che sembra fatta più per esigenze di trama che per motivi fondati.
Poi, quella più grossa (a meno che io non mi sia persa qualcosa o non abbia capito): le anime delle persone uccise nei pressi della città di Mirr rimangono legate a quella zona e non possono spostarsi più di tanto, infatti, Alya non può uccidere da sola suo padre. Allora, perché Keltar pur essendo morto può andare dove vuole ? All’inizio avevo pensato : ok, perché Alya ha ucciso il lupo mannaro, e quindi si vede che almeno l’ultima vittima può andarsene… invece no, perché il mannaro è vivo.
NEI COMMENTI L’AUTORE CHIARIFICA E FORNISCE SPIEGAZIONI.
Stile di scrittura.
Lo stile è sicuramente scorrevole e semplice ma senza rinunciare a qualche ricercatezza. Nonostante la trama e i personaggi non siano particolarmente entusiasmanti, questo libro non è mai noioso e riesce sempre a mantenere un ritmo abbastanza serrato grazie all’alternarsi delle sottotrame.
Ho notato quello che secondo me è un abuso dei puntini di sospensione… sono proprio ovunque… non passa una pagina senza il provvidenziale intervento dei simpatici puntini… ok, a volte sono utili… ma spesso potrebbero essere sostituiti da una bella virgola o da un punto senza troppi rimpianti… in fondo non c’è poi molto da lasciare in sospeso…
Per quanto concerne il linguaggio, a volte, non mi è parso appropriato : “La ferita gli faceva un male cane, ma non poteva cedere proprio ora.” Per come la vedo io è un po’ troppo colloquiale, ma è una questione di gusti.
Buone invece le descrizioni dei combattimenti, crude e immediate ma senza scadere nello splatter. Anche quando gli orchi torturano i prigionieri, tutto viene mostrato con cura ma senza infierire inutilmente.
Un attacco non indifferente alla qualità di questo romanzo è purtroppo l’editing. E’ lampante che sia stato poco curato e frettoloso, perché il testo è cosparso da refusi ed errori ortografici facilmente individuabili persino con una lettura poco attenta.
Per esempio :
- Pag.23 – impenetrbile
- Pag.36 – Un tuono fece tremare il suolo e un lampo accese a giorno la notte di Valdora., rivelando ciò che si celava dietro la tenebra.
- Pag.51 – Qual‘è
- Pag.56 – Urlo con tutto il fiato che aveva in gola mentre la pelle friggeva a contatto con l’olio bollente. | ei versi delle sue poesie
- Pag.83 e 84 sono ripetute.
In sintesi.
Concludendo, “I lupi della bruma” non è male, anche se con diversi difetti rimane una lettura piacevole e anche corta, io ci ho impiegato solo un giorno per leggerlo. E’ scorrevole, semplice e decisamente non monotono. Certo si potrebbe migliorare, prima di tutto con una revisione accurata, ma anche così rimane un prodotto piuttosto buono e gradevole.
Voto : 3/5









Innanzitutto ti ringrazio per la recensione. Qualunque opinione ben strutturata è sempre molto utile e personalmente credo che non si finisca mai di imparare.
Leggiti attentamente pagina 146. Keltar NON E’ un’anima senza pace perché è stato salvato dai Lupi. O meglio, la sua anima è stata salvata. Ritorna il concetto di un’entità superiore – e può non piacere o meno – ma di fatto lui non è come gli altri.
Procediamo per gradi: innanzitutto devo dire – non per discolparmi di alcune tue osservazioni ma per un dato di fatto – che il lato introspettivo dei personaggi sono stato quasi “costretto” a tralasciarlo poiché per esigenze editoriali dovevo restare sotto un certo numero di pagine e ho dovuto fare dei tagli. Detto questo, veniamo ai vari punti:
- per quanto riguarda il richiamo a “Il Tredicesimo Guerriero” e a “Beowulf” posso soltanto prenderne atto poiché nessuno dei due ha ispirato questo romanzo, sebbene abbia visto il primo (e con entusiasmo) mentre del secondo ricordo a mala pena la prima versione cinematografica, quella con Cristopher Lambert.
- il rapporto di Keltar col cavallo. Era mia intenzione evidenziare come il cavaliere avesse il massimo rispetto per il proprio animale. Non è esattamente vero che non se ne cura, poiché per quanto ne sapeva era al sicuro nella stalla. Inoltre il susseguirsi degli eventi gli ha dato pochissimo margine d’azione.
- i Llewellyn. I cavalli elfici li ho pensati in questo modo da moltissimo tempo, da prima di leggere Tolkien, ma è probabile che io sia stato influenzato dall’ambientazione dei giochi di ruolo – con cui sono cresciuto. Non ricordavo i Mearas in verità finché non li hai nominati.
- “spero di riuscire a controllarlo” era riferito al fatto che avrebbe dovuto condurlo con un secondo cavaliere seduto dietro. Probabilmente avrei potuto rendere più chiaro il suo pensiero.
- Il Re è in effetti non ingenuo, ma molto “umano”, forse poco carismatico all’inizio. Ho voluto renderlo diverso dal solito Re severo e autoritario, dar peso alla responsabilità che la sua scelta avrebbe comportato e sottolinearne le paure.
- Per quanto concerne Alya e la forza superiore, prendo atto della tua osservazione, anche se a dire il vero è la prima volta che mi sollevano la questione, però andrò a rileggermi con attenzione il finale.
- Il dialogo tra Feris e Garo: estrapolato in questo modo, ammetto che probabilmente avrei potuto costruirlo meglio anche se resta il fatto che dividendosi avrebbero diviso anche i tiratori che li bersagliavano acquistando maggiori possibilità di fuga.
- l’assassino: è chiaro che si tratti di una supposizione, ma il fatto di aver trovato una brocca con due bicchiesi sul bancone indica che qualcuno è sceso a bere DOPO la chiusura della taverna (alla chiusura normalmente viene tutto lavato e riposto) e visto che il mercante è scomparso, il pavimento è insanguinato, l’altra persone potrebbe essere l’eventuale assassino.
- La resa. Il capitano Valim ha commesso un errore. E’ naturale che tu non la condivida. Nessuno la condividerebbe, è un segno di umanità, una debolezza che lo rende – o dovrebbe renderlo – più umano, più vicino a noi per certi versi.
- “quella più grossa”. Sì ti sei persa qualcosa…
- puntini di sospensione: hai ragione. E’ un po’ che sto lavorando su questa mia debolezza.
- editing: l’editore è un piccolo editore, nel contratto era chiaro che all’editing avrei dovuto pensarci io e purtroppo qualcosa non ha funzionato.
Spero di aver chiarito alcuni dubbi, in ogni caso continuerò a seguire il Blog per rispondere a qualsiasi altra domanda.
Un saluto!
Daniele
Ciao! Grazie a te per aver letto e commentato !
Sapendo che avevi un limite di pagine diventa comprensibile la poca caratterizzazione, peccato però, mi sarebbe piaciuto sapere di più del passato di Keltar e del nuovo ordine di cui fa parte. Il lato umano dei personaggi l’hai reso bene un po’ in tutti, anche Liam e il soldato con aspirazioni poetiche.
Probabilmente mi sono confusa un po’ sul fatto della salvezza. All’inizio pensavo che i lupi l’avessero salvato impedendo che Ardes lo uccidesse. Poi però, lui si rende conto di essere morto ed è qui che ho perso il vero significato della salvezza. Metterò una nota nella recensione.
“- l’assassino: è chiaro che si tratti di una supposizione, ma il fatto di aver trovato una brocca con due bicchieri sul bancone indica che qualcuno è sceso a bere DOPO la chiusura della taverna (alla chiusura normalmente viene tutto lavato e riposto) e visto che il mercante è scomparso, il pavimento è insanguinato, l’altra persone potrebbe essere l’eventuale assassino.”
Però essendo una locanda, potenzialmente chiunque sarebbe potuto scendere e servirsi da sé dopo la chiusura ed aver lasciato le stoviglie sporche, persino in momenti diversi. Non necessariamente la vittima e l’assassino. Ammetto però di non essere particolarmente ferrata nei gialli !
Buona fortuna con i tuoi prossimi scritti !
Non ho letto il libro quindi non posso esprimermi in merito però credo sia lodevole il fatto che l’autore permetta il download gratuito del libro e che sia così disponibile al dialogo con i lettori.